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12 maggio 2018.
Parrocchia di Sant’ Ireneo, Roma.
Giuseppa entra, di buon mattino, nella cappella dell’adorazione. Un fetore di orina la accompagna. Gesù esposto nel SS Sacramento sembra l’unico ad amare con tenerezza quella sua figlia prediletta, quel suo chiedere soldi, l’insopportabile puzza, i denti annerriti dal fumo, i panni sporchi… Sento nel cuore il grido di Gesù crocifisso, ignorato, insultato, il Volto ricoperto di sputi, solo.
Metto la corona del rosario in tasca. Esco dal banco, mi dirigo verso Giuseppa. La prendo per mano, con dolcezza, guadagnamo l’uscita. Le dico di non chiedere i soldi lì, che non è il posto giusto, di andare al centro, di non bere, insomma, cerco di fare un misto tra l’operatore sociale e il buon cristiano. Lei vuole i soldi. E rientra. Cominciano le lodi mattutine. Il sacerdote, all’ambone, col microfono, due suore, tre anime, insomma, la solita desolazione. Tutta la preghiera si svolge con una terribile fretta. Giuseppa irrompe, e con lei, quel terribile odore. Va vicino al prete, la voce alta, anche lei prega, sulla croce, con Gesù. Ignorata, va da una donna, al banco, le dà la mano. Questa, stizzita, le dice che lì si prega, e, quasi gridando, intona un Padre Nostro. Mi dirigo in fretta verso Giuseppa, di nuovo le prendo la mano, ci dirigiamo verso l’uscita. Di nuovo mi calo nella parte. Lei mi dice che un uomo due settimane fa l’ha violentata, a Parco di Centocelle. Un uomo di cinquanta anni, della nettezza urbana, mi dice. Mi racconta i particolari. Le dico che se beve, tutti possono approfittare di lei. Mi chiede cinque euro. Non posso darle soldi. Non so più cosa fare per allontanarla, per impedire altri oltraggi alla sua dignità. Così, le propongo di andare insieme a comprare le sigarette. Lei è contenta. Finalmente sono riuscita a fare qualcosa per lei. Le metto il braccio sulle spalle. Madre Teresa solo amava. Giuseppa dice che mi vuole bene. Povero Gesù. Comprato un pacchetto di xxxx, l’ammonisco con fermezza: “Adesso vai a casa, ti lavi, ti cambi e torni a Messa”. Lei mi accontenta, usciamo dal tabaccaio e la vedo dirigersi nella direzione opposta alla mia. Di nuovo nella parte del buon cristiano, raggiungo soddisfatta la chiesa. Voglio andare a Messa. Mi siedo al banco. Altra gente è arrivata. Tutto sembra andare per il meglio. E, di nuovo, l’insopportabile fetore. Anche Giuseppa grida la sua Messa. Delusa del mio fallimento, grido in cuor mio a Gesù. Come al solito, preoccupata più per me stessa che per lei. Non sono supportata. Decisamente, non so più che posso fare per lei. Vorrei lavarla. Ma dove? Finalmente la Messa finisce. Gesù è venuto nei nostri cuori. E Giuseppa è ancora lì, seduta, al primo banco. Col suo fetore. La raggiungo. Una signora dice che lunedì le farà la doccia, che si è accordata con la suora. È una volontaria ospedaliera, ormai anziana. Mi offro per aiutarla, che vorrei lavare Giuseppa subito. Lei acconsente. Anche la suora.
Finalmente vedo uno spiraglio di luce, la Madonna mi aiuta. E di nuovo me stessa, non Giuseppa, che nel frattempo è scomparsa. Esco in fretta. Dico alla signora di andare a prendere il necessario, che se anche non rintraccio Giuseppa, va bene per lunedì. Così, d’accordo, ci separiamo. La vittima è lì, seduta sulla panchina dello spiazzo parrocchiale, una bella sigaretta da tirare.
Mi accomodo, le espongo i nostri progetti. Lei acconsente. Comincio a farle domande. Mi calo di nuovo nella parte di operatore sociale. In fondo, è una possibilità che sto valutando, dopo circa vent’anni di volontariato. Chiedo a Giuseppa se prende medicine. Lei mi risponde di no. Poi aggiunge che il dottor Coxxxx gliele ha tolte. Comincio a capire. Le chiedo se è andata alla ASL. Lei mi dice che è un medico del CIM. Allora domando da quanto tempo gliele ha tolte. Lei, mi dice, due settimane. Capisco sempre più. Le chiedo se le ha tolte lei, autonomamente. Lei asserisce, povero Gesù. Le chiedo, con tanta tenerezza e solidarietà, quale diagnosi questi esimii scienziati gli avevano fatto. Schizoide e schizofrenica. Ecco qua, un’altra vittima della psichiatria, trattata a suon di fiale di risperdal, serenase, haldol. In SPDC. Barcollavo, mi dice. Povero Gesù. Contenimento sociale. Psicofarmaci.
Io non so se Giuseppa ha mai fatto del male a qualcuno. So quello che ho visto: un grosso livido sul suo seno, inasciugabili lacrime agli occhi. Ecco i martiri del nostro tempo. Senza diritti. Senza voce. Defraudati per sempre della loro dignità, del loro diritto all’autodeterminazione, di ricevere quell’amore e quella stima che è dovuta a tutte le persone, in quanto figli di Dio.
La società del duemila, che si auto-afferma come paladina della giustizia civile, garante dei diritti umani, fautrice e protettrice della pace internazionale, si rivela ancora del tutto inadeguata nel metodo scientifico di cura delle cosiddette malattie mentali, sia nell’approccio umano, che in quello più propriamente terapeutico. La psichiatria, per quanto nei Paesi Occidentali abbia preso il sopravvento, non è una scienza esatta, anzi si basa su strumenti di indagine non scientifici, non sperimentabili, fonda le diagnosi spesso avvalendosi di test, altrettanto pseudoscientifici, soggetti oltretutto ad arbitraria interpretazione e si avvale di terapie psicofarmacologiche che non curano proprio nulla, anzi causano danni spesso irreversibili al cervello, al corpo, dipendenza fisica e psicologica, effetti psicotici che i signori medici scambiano per ulteriori disturbi mentali e così aumentano il trattamento farmacologico; sono sempre più in aumento i casi di suicidio, violenza, aggressività e quant’altro si possa aggiungere. Ne fanno le spese le centinaia di milioni di persone che in tutto il mondo vengono medicalizzate spesso per tutta la vita. Vittime silenziose, che portano su di sé l’indelebile etichetta di malato mentale, soggette a trattamenti sanitari obbligatori, che altilenano tra SPDC e cliniche psichiatriche, donne private del diritto alla maternità, figli strappati ai genitori, bambini trattati per iperattività e adhd, il cosiddetto disturbo dell’apprendimento. Il dsm cinque, poi, ha ulteriormente allargato il raggio della psichiatria: tutto sta diventando patologico per questi dottoroni, che non si capisce bene se a tutt’oggi, con tutte le associazioni di enti preposti alla dismissione farmacologica, per la difesa dei diritti dell’uomo, per la libertà di autodeterminazione, per i diritti del malato, per il consenso informato, blog che, come questo, denunciano storie di ordinaria follia (degli psichiatri!), migliaia di persone che portano su di sé i segni del massacro psichiatrico, non si capisce, dicevo, se sono in buona o cattiva fede.
Una cosa è certa: il mercato farmaceutico, nel settore specifico, è un business in continua crescita e, come nel caso del farmaco tanto discusso zyprexa, spesso nasconde la verità circa la gravità e la molteplicità dei disastrosi effetti collaterali degli psicofarmaci, specie degli antidepressivi e degli antipsicotici, in virtù del guadagno economico e del contenimento sociale. Sono i nuovi sistemi dittatoriali che, sotto le mentite spoglie democratiche, nascondono storie di abusi di ogni genere su una popolazione sempre più privata del diritto all’autodeterminazione e la capacità di scelta. Storie di ordinaria follia.
Il silenzio-assenso dei mezzi di informazione classici, quali giornali, TV e radio, che, come ormai tutti sappiamo, sono soggetti a censura, costringe la popolazione più anziana a rimanere all’oscuro di tante verità taciute, ignorate, nascoste, facile preda, facile consumatore, medicalizzato a vita per ottenere una vita sempre più lunga, sempre più appoggiandosi all’industria farmaceutica, che li prende di mira perché – e chissà se questa conquista sociale arriverà anche ai giovani – hanno l’ entrata sicura della pensione.
Ma torniamo a Giuseppa. Questa alter-Cristo ha bisogno di un aiuto concreto. Io voglio farla uscire dalla sua vergognosa storia di abbandono. Gesù vuole essere amato, ma Gesù è Via, Verità e Vita. Non vuole essere politicizzato, medicalizzato, non si rivolge ai soli cristiani.
Mi rivolgo a persone, senza alcuna discriminazione, che vogliano aiutarmi, ognuno con la sua competenza specifica, alla pianificazione di un intervento veramente efficace di mutuo aiuto, senza il ricorso agli psicofarmaci, creando una rete umana di vero amore e rispetto, particolarmente per queste persone, che io definisco speciali, sia perché sono predilette da Gesù, sia perché racchiudono talenti e vissuti degni della più alta rivalutazione umana e sociale.
Chiunque si senta chiamato all’amore, può scrivere su questo blog, sia per aiutare Giuseppa, sia per raccontare la propria esperienza, sia per denunciare altri casi di ordinaria follia. Ma, e ci tengo a sottolinearlo di nuovo, qui non si fa politica, ne marketing. Questo blog è consacrato al Cuore Immacolato di Maria, che ne farà quel che vorrà.